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Appalto illecito nel pubblico impiego: diritti e limiti per il lavoratore

Sempre più spesso, nella pubblica amministrazione, alcuni servizi vengono affidati a ditte esterne. Però può succedere che i lavoratori della ditta, di fatto, lavorino come se fossero dipendenti dell’ente pubblico: stessi luoghi, stessi orari, stesse direttive.

Quando accade questo, bisogna capire se si tratta di un appalto vero oppure di una fornitura illecita di manodopera.

Un appalto è regolare solo se la ditta:

  • organizza davvero il lavoro;
  • decide turni, ferie e attività;
  • dà ordini ai propri dipendenti;
  • si assume il rischio dell’attività.

Se invece i lavoratori vengono gestiti direttamente dall’ente pubblico, l’appalto può essere considerato non genuino o illecito.

Nel pubblico impiego, però, anche se il giudice accerta l’illegittimità, il lavoratore non diventa automaticamente dipendente pubblico a tempo indeterminato. Questo perché nella pubblica amministrazione l’assunzione stabile deve passare, di regola, tramite concorso.

Cosa può ottenere allora il lavoratore?
Può chiedere:

  • il pagamento di quanto gli spetta per il lavoro svolto;
  • in alcuni casi, il risarcimento del danno.

Ma attenzione: il risarcimento non è sempre automatico e, in certe situazioni, il danno deve essere dimostrato.

In sintesi:
se un lavoratore di una ditta esterna viene usato come personale interno della pubblica amministrazione, può esserci un problema di appalto illecito. Questo può dare diritto a tutele economiche e risarcitorie, ma non alla stabilizzazione automatica nel pubblico impiego.

Per maggiori informazioni, prendi appuntamento presso la nostra sede.

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