Il fenomeno del mobbing: tutela giuridica e strumenti di valutazione medico-legale

Il mobbing costituisce una delle forme più insidiose di disagio lavorativo. Si tratta di un insieme di comportamenti persecutori e vessatori, messi in atto in modo sistematico e prolungato nei confronti di un lavoratore, con lo scopo o l’effetto di isolarlo, umiliarlo o spingerlo alle dimissioni. Tali condotte possono consistere in atti espliciti (offese, esclusione, minacce) o più sottili (svuotamento delle mansioni, continue critiche, emarginazione relazionale), ma producono in ogni caso un progressivo deterioramento del benessere psicologico e fisico del lavoratore.

Dal punto di vista giuridico, il mobbing non è ancora definito espressamente da una norma di legge, ma la giurisprudenza italiana ha elaborato nel tempo una nozione consolidata, individuando i criteri necessari per riconoscerne la sussistenza. Secondo la Corte di Cassazione, il mobbing si configura quando:

  1. sono presenti comportamenti ostili, sistematici e prolungati nel tempo;
  2. tali condotte sono dirette contro un singolo lavoratore;
  3. è accertabile un intento persecutorio o emarginante da parte del datore di lavoro o dei colleghi;
  4. è provato un danno alla salute o alla dignità del lavoratore, con un nesso causale diretto rispetto alle condotte subite.

La tutela della vittima trova fondamento principalmente nell’art. 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del dipendente. In presenza di comportamenti vessatori, il lavoratore può agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale), o in alcuni casi ricorrere anche in sede penale, qualora i fatti integrino reati come le lesioni personali o la violenza privata. Con l’ordinanza n. 10730 del 23.04.2025, la Cassazione ha affermato che il datore di lavoro, per evitare di incorrere in una responsabilità per violazione dell’art. 2087 c.c., deve evitare situazioni stressogene che diano origine ad una frustrazione personale o professionale del dipendente.

Elemento imprescindibile per la difesa e la prova del mobbing è la valutazione medico-legale. Tale valutazione consente di stabilire il nesso di causalità tra le condotte datoriali e le patologie psicofisiche riscontrate (ansia, depressione, disturbi dell’adattamento, sindrome da burnout). La relazione medico-legale, redatta da professionisti qualificati, rappresenta un documento tecnico di fondamentale importanza sia in sede giudiziaria, sia nelle procedure di tutela amministrativa o previdenziale.

A Roma, i lavoratori che sospettano di essere vittime di mobbing o stress lavoro-correlato possono rivolgersi a strutture pubbliche specializzate, come il Centro Clinico per la valutazione del disagio lavorativo della ASL Roma 3. Il Centro offre un percorso multidisciplinare con infermiere, psicologo, psichiatra e medico del lavoro, finalizzato alla valutazione clinica e medico-legale del disagio lavorativo e alla redazione di un referto conclusivo.

Riconoscere e documentare il mobbing è il primo passo per tutelare la propria salute e i propri diritti. Rivolgersi tempestivamente a un avvocato specializzato in diritto del lavoro e a un centro pubblico di valutazione consente di affrontare con consapevolezza il percorso legale e medico necessario per ottenere giustizia.

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